Anno 2012

ASSEMBLEA ANNUALE ORDINARIA e RIUNIONE - 28 gennaio 2012

     In apertura passano parecchie novità librarie uscite negli ultimi mesi che vengono presentate assai rapidamente.

     Alle ore 16,00 ha inizio l’assemblea annuale ordinaria, in seconda convocazione, sotto la presidenza della socia Piera Ferraro Arvalli. Apre la relazione morale sull’anno sociale 2011 del presidente Donato Gallo. Dopo aver ricordato il socio onorario don Bruno Bertoli, scomparso nel luglio scorso, egli presenta le linee dell’attività svolta: cinque incontri (tra primavera e autunno), con relazioni che hanno spaziato dall’antichità cristiana all’età contemporanea; la gita di giugno a Montagnana che ha riscosso molto successo; il corso annuale pubblico tenuto dal prof. Carlo Fantappié che ha visto una partecipazione assai confortante. Il presidente ringrazia ancora il p. abate don F. Trolese per l’accoglienza ed il sostegno, grazie ai quali l’associazione può continuare a svolgere la propria attività. Il 2012 è il secondo anno di mandato dell’attuale direttivo, che dovrà essere rinnovato nel 2013.

     Di seguito il tesoriere G. Carraro espone con molti particolari di pronta comprensione la situazione patrimoniale (pienamente soddisfacente) e contabile della Societas, rilevando con soddisfazione come l’iniziativa dell’Autunno paleografico abbia raggiunto negli ultimi anni una sua indipendenza economica (che comunque sarà difficile mantenere) grazie al contributo erogato dal Consiglio di Quartiere Centro su sollecitazione attiva della socia P. Ferraro. Il consuntivo viene approvato all’unanimità dei presenti aventi diritto al voto. Il preventivo presentato è soltanto ‘per memoria’.

     Come stabilito nel direttivo riunitosi lo scorso 25 gennaio, sono proposti e approvati per acclamazione quali soci onorari: Miroslaw Lenart, Vittoria Masutti, don Antonio Scottà (tutti già soci ordinari) e Giuseppe Danieli. Inoltre si approvano le richieste di iscrizione presentate da Laura Fiore e Giordana Mariani Canova quali nuovi soci ordinari.

     Alle ore 17,00 l’assemblea ha termine e la riunione prosegue con ulteriori presentazioni librarie.

Padova, 28 aprile 2012

Emanuele FontanaSegretario
Donato Gallo
Presidente

INCONTRO - 5 maggio 2012

     L’incontro si è svolto presso il Centro convegni dell’abbazia di Praglia come attività in collaborazione con la “Gaudium et Spes” grazie alla proposta di Anna Calapaj (che è segretaria dell’associazione ma che è anche nostra socia). In una forma di tipo seminariale (come era inevitabile, ma adattissima al numero piuttosto ristretto dei partecipanti) è stato presentato dall’autore e discusso dai presenti il recentissimo libro: Mons. Montini. Chiesa cattolica e scontri di civiltà nella prima metà del Novecento, Bologna, Il Mulino, 2012. L’autore, Fulvio De Giorgi, ordinario di storia dell’educazione nell’Università di Modena e Reggio Emilia, noto studioso del cattolicesimo italiano dei sec. XIX e XX, è stato brevemente presentato dal presidente Donato Gallo. A partire dall’esperienza di ricerca ed approfondimento che sta alla base del suo volume, De Giorgi ha proposto ai partecipanti varie riflessioni sulla dimensione culturale dell’esperienza di Giovanni Battista Montini, nel più generale contesto della storia del Novecento, sul piano sia civile sia ecclesiale. Ha così delineato alcune questioni di tipo strettamente storico riguardanti la biografia intellettuale del futuro Paolo VI (dalla sua formazione giovanile sino al 1954 e al suo ‘allontanamento’ da Roma con la nomina ad arcivescovo di Milano), ma ha anche accennato a discussioni più largamente storiografiche. Queste sono tuttora molto aperte sia per quanto attiene il compimento del Concilio Vaticano II, sia per quanto riguarda la storia della Chiesa alla fine della cosiddetta ‘età piana’ (che, dall’epoca della Rivoluzione Francese, passando per la modernità ottocentesca, comprende i conflitti mondiali ed i regimi totalitari del sec. XX), nella quale l’irruzione delle masse sulla scena politica ha comportato inevitabili conseguenze anche sull’azione del papato e sulla stessa percezione della figura del pontefice nel popolo dei credenti.

     Gli interventi e le domande finali (Gallo, Calapaj, Cassese, De Sandre, Romanato, Frison) hanno mostrato il vivo interesse suscitato dall’incontro su quella che fu la più alta personalità prodotta dal cattolicesimo italiano nel XX secolo e soprattutto sui problemi lasciati irrisolti nella fase successiva (quella conciliare) sulla quale De Giorgi promette di ritornare in futuro.

Padova, 22 maggio 2012

Emanuele FontanaSegretario
Donato Gallo
Presidente

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GITA - 9 giugno 2012

     L’uscita di quest’anno a Lendinara è stata altamente apprezzata dalla numerosa schiera di soci e simpatizzanti per la scelta del centro ma, soprattutto, per la sapiente guida del nostro socio Pierluigi Bagatin che ringraziamo di cuore per essersi prodigato in vista di una prefetta riuscita della gita. Partendo dal piazzale di Santa Sofia, dominato dal possente campanile ottocentesco, percorrendo un itinerario diverso rispetto al programma previsto e passando per la vicina via popolata di modeste casette ottocentesche (tra cui la casa natale del patriota garibaldino Alberto Mario), ci siamo recati subito alla basilica di Nostra Signora del Pilastrello. Si tratta di un santuario di notevole fama in una vasta area che si estende ben oltre il Polesine e che ebbe origine, ai primi del Cinquecento, da una immagine che vi si venera (rifatta dopo un furto) lungo il percorso di pellegrinaggio che sale all’abside della chiesa attuale cui si aggiunse una fonte sacra incorporata nel complesso edilizio nel 1805-1818 come ‘Cappella del bagno’. Il santuario fu affidato a una comunità di Olivetani; soppressi questi, divenne punto di riferimento della devozione mariana locale anche di carattere civico (come mostrano alcuni importanti quadri settecenteschi del Trevisani). Fu rilanciato ai primi del sec. XIX grazie alla solerte opera materiale e spirituale del rettore don Girolamo Bàccari, poliedrico sacerdote lendinarese (fratello di un altro multiforme prete e uomo di cultura, Francesco); più tardi fu riaffidato alle cure dei benedettini olivetani che tuttora lo officiano.

     Ritornati nel centro storico passando sotto la trecentesca torre Estense, abbiamo visto l’esterno e l’interno (con un notevole quadro ferrarese di primo Cinquecento) della chiesa parrocchiale di San Biagio in cui don Girolamo Bàccari reinterpretò tra 1803 e 1816 con severità neoclassica alcune idee palladiane.

     Raggiunta la Sala canoziana del bel Palazzo Municipale, antica sede del Consiglio cittadino, il dott. Bagatin ci ha parlato della storia di Lendinara e ha poi illustrato con la sua nota competenza il finissismo pannello gotico-rinascimentale intagliato dai Canozi senza trascurare i cimeli ottocenteschi di Alberto Mario.

     Per ultima è stata visitata la chiesa di Santa Sofia, chiesa matrice della località, riplasmata dopo le soppressioni napoleoniche anche con il recupero di vari altari della demolita chiesa di San Francesco.

     Il dott. Bagatin ha infine voluto coronare la visita con il munifico omaggio ai partecipanti di due volumi della collana “Policinenses cartae” da lui fondata e curata.

     Per gran parte del gruppo l’uscita si è chiusa con un riuscito incontro conviviale presso la Trattoria al Ponte in località Bornio di Lusa.

Padova, 4 ottobre 2012

Emanuele FontanaSegretario
Donato Gallo
Presidente

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RIUNIONE - 20 ottobre 2012

     Il tesoriere della Societas, Giannino Carraro, apre la riunione in sostituzione del presidente Donato Gallo, assente giustificato. Ricorda l’appuntamento dell’assemblea ordinaria annuale del prossimo gennaio, in cui vi sarà l’elezione del nuovo Direttivo della Societas per gli anni 2013-2015. Fornisce, inoltre, alcune informazioni relative all’Autunno paleografico, che quest’anno sarà organizzato su tre livelli (corsi A, B, C) e presenta il tema del corso annuale 2013, dedicato a Percorsi religiosi nel femminile, definito nei giorni precedenti dal direttivo. Interviene anche il socio Leopoldo Saggin che riferisce di aver inserito il link all’Autunno paleografico nel sito del Comune di Padova al fine di pubblicizzare ulteriormente l’iniziativa.

     Si procede poi con la presentazione di novità bibliografiche. In particolare intervengono i soci Anna Burlini Calapaj, don Francesco Trolese, Leopoldo Saggin, Piera Ferraro Arvalli, Giannino Carraro e Franco Benucci.

     Alle ore 16.15 il presidente f.f. dà la parola a sr. Annamaria Valli (benedettina dell’Adorazione perpetua), milanese d’origine, ora in comunità a Montefiascone, che tiene una conversazione sul tema: La spiritualità del ’600 e Mectilde de Bar (fondatrice della Congregazione delle benedettine dell’Adorazione Perpetua). La relatrice, che ha conseguito il dottorato in teologia spirituale nella Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano nel 2008, presenta i risultati raggiunti nel suo lavoro di ricerca condotto per la preparazione della tesi, recentemente edita nel volume Il Libretto di Catherine Mectilde de Bar per le sue benedettine. Le véritable esprit des religieuses adoratrices perpétuelles du très-saint Sacrement de l’autel (1684-1689). La studiosa fornisce le informazioni relative alla vita di Mectilde de Bar (1614-1698), monaca benedettina francese nata in Lorena, fondatrice della Congregazione delle benedettine dell’Adorazione perpetua. Mectilde, dopo un’esperienza con le Annunziate (ordine con una vocazione di matrice francescana), scelse la via benedettina, con il carisma specifico per l’adorazione del Santissimo Sacramento. La religiosa fondò una congregazione che raggiunse e difese una certa forma di autonomia di governo e scrisse un Libretto dedicato all’identità vocazionale di queste donne; in questo testo, l’Eucarestia è il fondamento e l’orizzonte interpretativo della qualità teologale della vita monastica. Mectilde, infine, seppe dialogare con la Chiesa del suo tempo, giungendo ad un ‘compromesso’ con la storia e garantendo in questo modo la sopravvivenza dei monasteri mectildiani, tuttora esistenti.

     La relazione desta molto interesse, come è stato dimostrato dalla discussione che vi ha fatto seguito.

Padova, 8 novembre 2012

Emanuele FontanaSegretario Donato GalloPresidente

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RIUNIONE - 17 novembre 2012

     Nella sua conversazione: Rocco di Montpellier. Un santo nuovo tra medioevo e rinascimento Giovanna Forzatti Golia, docente di Storia medievale e di Storia della Chiesa medievale nell’Università degli studi di Pavia, ha trattato con molta chiarezza e sensibilità la nascita e, soprattutto, la promozione di un culto destinato ad una enorme diffusione in tutto il mondo cattolico, anche in aree extraeuropee. In un suo recentissimo lavoro (Editrice La Pliniana, 2011) la relatrice ha raccolto organicamente ed ha ampliato alcune ricerche, già avviate in occasione dell’importante convegno internazionale: San Rocco, genesi e prima espansione di un culto, svoltosi a Padova nel 2004 sotto la regìa di Antonio Rigon e André Vauchez, i cui atti sono stati editi nel 2006 nella prestigiosa collana della Société des Bollandistes.

     Le coordinate storiche del culto, studiate in maniera molto approfondita da Pierre Bolle, hanno confermato che in origine si trattava di un vescovo di età merovingia, Raco di Autun, il cui culto (memoria il 5 dicembre e il 29 gennaio) sarebbe passato nel Midi francese, per localizzarsi in Linguadoca, a Montpellier. Da ausiliatore contro le tempeste, san Raco/Roco (caso non raro di doppione agiografico) sarebbe divenuto patrono degli ammalati di peste, funzione che, come è noto, lo rese un po’ ‘competitore’ di san Sebastiano e, alla fine, compatrono, come ‘santo nuovo contro la peste’. Si trattava di un culto popolare (e come tale al di fuori dei canali di controllo ufficiale della santità) rivolto verso uno dei molti santi-pellegrini, a volte anonimi, che assurse da fenomeno locale ad una dimensione globale.

     Le prime narrazioni agiografiche spostarono decisamente il contesto al sec. XIV: secondo il Diedo le date di vita sarebbero 1295-1327, mentre secondo gli elementi storici contenuti nei cosiddetti Acta breviora, l’esistenza del santo si collocherebbe nel periodo 1345-50 – 1376-79. Egli sarebbe morto a Voghera, nell’Oltrepò pavese, dove transitava e dove si sarebbe speso nell’assistenza agli ammalati di peste. Questo importante centro, situato lungo uno degli itinerari più frequentati della Via Francigena, era già legato ad un fortunato santo-pellegrino del sec. XI, Bovo il Cavaliere. Qui il culto di Rocco assunse una connotazione civica e laicale (attestata con l’inclusione certa della festa del 16 agosto negli statuti del 1389) che ebbe come epicentro la chiesa dell’ospedale di Sant’Enrico, dove si sarebbero trovati i suoi resti miracolosi.

     Da Voghera, per vie che stanno chiarendosi solo grazie a minuziose ricerche, la devozione per San Rocco si diffuse inizialmente in area lombarda, estendendosi verso il 1470 al Veneto ove raggiuse l’apoteosi nel 1485 a Venezia, città in cui le sue spoglie giunsero attraverso alcuni ‘loschi traffici’ trovando nella chiesa dedicata al santo e, soprattutto, nella potente omonima Scuola grande (tuttora attiva), un’autentica consacrazione artistico-religiosa.

     Le indagini condotte dall’autrice dopo il 2004 hanno approfondito la diffusione delle attestazioni del culto nelle aree più vicine a Voghera: vi sono infatti attestazioni iconografiche a Novara e, verso il 1469, le attestazioni di dedicazioni santorali (cappelle e chiese) si diffondono a Pavia, nel Bergamasco, a Brescia e nel suo territorio.

     A Brescia poi era anche stato attivo il patrizio veneziano Francesco Diedo, autore di una fortunata Vita sancti Rochi edita a stampa nel 1479 con il volgarizzamento italiano a Milano: in questo senso la fortuna di san Rocco fu quella di essere anche un santo ‘della stampa’, come efficacemente affermato da Vauchez e come dimostrano le traduzioni di testi agiografici in molte lingue il che contribuì anche alla fortuna del suo culto in area tedesca anche se, però, si generò in gran parte a partire da Venezia. Oltre alla Serenissima, uno dei centri in cui la fortuna del nuovo culto fu più ampia fu Milano, indubbiamente in rapporto con la dinastia ducale visconteo-sforzesca (San Rocco è infatti attestato nel 1485 nella cattedrale Santa Tecla) anche senza assumere una connotazione necessariamente politica. Infatti, milanesi, e più latamente i lombardi, furono senza dubbio gli attori della prima espansione del culto rocchiano nel Veneto (prima del 1485), per esempio a Padova, come ha ben dimostrato Antonio Rigon nel 2004, sulle orme dell’ampia emigrazione dall’area lombarda a quella veneta di strati sociali diversi: dai mercanti Beolco e Isella attivi in parrocchia di Santa Lucia, collegati alla trasformazione della omonima confraternita in scuola di San Rocco eretta sul sagrato della stessa chiesa, ai contadini della bassa milanese e lodigiana che dopo il 1450 furono preferiti ai locali come coltivatori nelle tenute dell’abbazia di Santa Giustina a Villa del Bosco e a Legnaro (fatto questo ricordato da don Trolese nella discussione). Infine, vettori del culto al ‘nuovo’ santo, furono anche gli ordini mendicanti (Predicatori, Minori ossservanti, Servi di Maria, Carmelitani) che ebbero un’importante funzione tra Quattro e Cinquecento quali “ufficializzatori” dell’esemplarità del santo asceta-pellegrino-taumaturgo.

     Ringraziamo ancora sentitamente la prof.ssa Giovanna Forzatti Golia per aver accettato con entusiasmo in nostro invito, segno della grande amicizia che ha sempre mostrato verso la “Societas”. Ci piace inoltre segnalare la presenza molto gradita del sig. Giorgio Zangarelli, presidente dello Stabilimento Tipografico “Pliniana” di Selci-Lama (PG).

Padova, 2 dicembre 2012

Emanuele FontanaSegretario
Donato Gallo
– Presidente

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RIUNIONE - 15 dicembre 2012

     Il presidente D. Gallo apre la riunione ricordando l’appuntamento dell’assemblea del prossimo gennaio, in cui vi sarà l’elezione del nuovo Direttivo della Societas per gli anni 2013-2014 cui segue la presentazione di alcuni recenti volumi (Gallo, Trolese, Carraro).

     Alle ore 16.30 il presidente dà la parola al dott. Francesco Veronese, che tiene una conversazione sul tema: Viaggi di santi, di reliquie, di testi. Traslazioni e “translationes” tra “Venetia” e Alemannia tra VIII e X secolo nella quale presenta i risultati raggiunti nel suo lavoro di ricerca appena concluso. Già laureato in storia sotto la guida del prof. Antonio Rigon, Francesco Veronese ha discusso nella primavera del corrente anno la sua tesi dottorale (2009-2011) presso la Scuola di dottorato in Scienze storiche dell’Università di Padova (in cotutela con l’Universitè Paris-VIII, presso la quale ha compiuto vari periodi di studio). Dopo aver fornito la definizione di reliquia (ossia parte di un corpo o di un oggetto appartenuto o venuto in contatto con un santo in vita o in morte), il giovane studioso si è soffermato sui significati simbolici delle reliquie e sui loro spostamenti nello spazio geografico e sociale. In particolare è importante la distinzione fra traslazioni (gli spostamenti di reliquie come eventi storici) e le translationes (i racconti che parlano di traslazioni). Dopo aver puntualizzato il valore delle fonti agiografiche, il relatore ha delineato il contesto storico tra VIII e IX secolo, parlando delle due Venetiae, terrestre e marittima, della loro genesi storica (con i due rispettivi patriarcati di Aquileia e di Grado) e del regno italico, già longobardo ma divenuto nel 774 parte dell’impero carolingio. Si è soffermato poi sulla Passio et translatio sanctorum Firmi et Rustici (composta a Verona tra la seconda metà dell’VIII secolo e la prima metà del secolo successivo) e sul ruolo fondamentale esplicato dai vescovi della città, provenienti dall’Alemannia (cioè dall’area sud-occidentale del regnum Teutonicum, fortemente collegata al mondo franco), in una traslazione di reliquie di cui rimane la relazione (translatio): iniziativa interpretabile come strumento identitario e politico. Infine è giunto a considerare il caso delle reliquie di san Marco: da una parte la traslazione del corpo del santo da Alessandria d’Egitto a Venezia (secondo le notizie venziane, nell’anno 830); dall’altra la rivendicazione del possesso di reliquie di san Marco evangelista da parte del potente monastero alamanno di Reichenau nel X secolo, con la stesura di un testo che, rivendicando la continuità del possesso delle reliquie, delinea anche una forma di competizione con la tradizione veneziana. In quest’ultimo caso, i dati storici noti sulle élites eccelsiastiche e laiche dell’area alamanna e sui loro ‘investimenti’ nel culto delle reliquie e nella produzione di testi sono stati ripresi e trasposti in sede agiografica per creare il contesto ideale in cui ambientare la traslazione marciana e legittimarne il possesso. Le Venezie, dunque, furono nei secoli VIII-X area di confine politico, tra due mondi (l’Impero e l’area di influsso bizantino), terreno ideale ed autorevole di circolazione di reliquie, uomini e testi e le reliquie passate per le Venezie sono da considerarsi verosimili e quindi riconoscibili come autentiche.

     La relazione ha destato molto interesse, come è dimostrato dalla successiva discussione.

Padova, 10 gennaio 2013

Emanuele FontanaSegretaria
Donato Gallo
Presidente

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Chi siamo

La Societas Veneta per la storia religiosa si propone di diffondere passione e interesse per gli studi inerenti la storia ecclesiastica, alla quale si richiamava la denominazione iniziale dell’Associazione. Inoltre vuole sensibilizzare ad uno studio della storia intesa come rigore critico, ricerca delle fonti e dei documenti, scrupolo interpretativo fondato su un corretto metodo filologico e non sul dilettantismo.

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