Anno 2001

VARIAZIONE DI STATO SOCIALE

Cari amici,
     a causa di adempimenti assai stringenti, è necessario mettere la “Societas” al passo con la normativa (soprattutto fiscale, in rapida evoluzione nel settore ‘no profit’), anche per poter realizzare tutte le attività di rilevanza esterna già in calendario (corsi annuali, Autunno paleografico, incontri pubblici). Dopo una rapida consultazione, abbiamo deciso di anticipare la convocazione rispetto alla data prevista per l’assemblea ordinaria a fine gennaio.

     Sarà una assemblea straordinaria, interamente dedicata alla presentazione e alla discussione di varie modifiche allo statuto associativo, sulle quali dovremo poi deliberare. Bisogna giungere alla approvazione di alcune importanti norme, riformulando il testo attuale in forma più stringata (sulla base di alcuni modelli piuttosto standardizzati); un successivo regolamento interno (da approvare in altra occasione) conterrà altre previsioni più articolate, in cui potranno essere riversate tutte le peculiarità della “Societas”, come dimostrano i molti anni di qualificato servizio culturale svolto.

     Confidiamo caldamente, vista l’importanza di questa riunione, nella più ampia partecipazione da parte dei soci per poter garantire la presenza dei due terzi degli iscritti prevista dallo statuto vigente (art. 23). Ricordiamo inoltre che ogni socio può avere una sola delega.

     Riprenderemo le attività subito dopo la metà di febbraio, previa la consueta circolare.

CONVOCAZIONE DI ASSEMBLEA STRAORDINARIA

Ai sensi degli artt. 10a, 10f, 11-12-13 dello statuto associativo e alla condizione prevista dall’art. 23, è convocata una Assemblea straordinaria dei soci, per il giorno sabato 13 gennaio 2001, presso la Biblioteca statale del Monumento nazionale di Santa Giustina, via G. Ferrari 2/a – 35123 Padova, in prima convocazione alle ore 11,00 ed in seconda convocazione alle ore 15.30, con il seguente o.d.g.:
1. comunicazioni del Presidente;
2. presentazione e discussione del nuovo testo dello statuto;
3. deliberazioni sul nuovo testo;
4. varie ed eventuali.

Padova, 28 dicembre 2000

Il Presidente
Prof. Antonio Rigon

 

ASSEMBLEA STRAORDINARIA - 31 gennaio 2001 ed EVENTI SUCCESSIVI

     Un numero molto elevato di soci era presente all’assemblea straordinaria del 13 gennaio, avente come obbiettivo la discussione e l’approvazione della bozza del nuovo statuto della Societas.   Il dott. A. Agostinis, commercialista che con competenza e sensibilità ci sta assistendo in questa delicata fase, in quella sede ha spiegato la pluralità dei motivi che ci costringevano a quel passo: necessità di adeguamento alle normative vigenti; possibilità di svolgere l’attività in modo più ampio rispetto ai limiti imposti dal vecchio statuto.   Quell’assemblea ha alla fine deliberato a grande maggioranza (e nessun voto contrario):

  1. di costituire una nuova “Societas” avente come costitutori i soci della vecchia “Societas Veneta di storia ecclesiastica”;

  2. di delegare a una commissione la preparazione del testo definitivo dello Statuto per costituire la nuova “Societas” di fronte al notaio entro due settimane.

     La commissione, di cui al punto b, composta da A. Rigon, F. Trolese, S. Bortolami, D. Gallo, P. Ferraro Arvalli, R. Frison Segafredo e dal dott. A. Agostinis, si è riunita a S. Giustina venerdì 19 gennaio e ha approntato il testo dello statuto, sul quale sono intervenute in seguito altre modifiche che hanno inteso recepire integralmente le indicazioni giunte fino all’ultimo minuto.

     Il giorno 26 gennaio 2001 alle ore 18, infine, presso lo studio del notaio L. Todeschini in Padova e alla presenza di (in ordine alfabetico): A. Agostinis, P. Bettiolo, F. Dal Pino, M. Faggiotto, P. Ferraro Arvalli, R. Frison Segafredo, D. Gallo, F. Lauretta, A. Olivieri, A. Rigon, G. Romanato, L. Saggin, F. Trolese, si è costituita la Societas veneta per la storia religiosa.

     In quella sede si è anche scelto un consiglio provvisorio per gestire la fase di avvio della nuova associazione, presieduto da A. Rigon.   La prossima riunione è, quindi, l’occasione anche per eleggere il nuovo consiglio direttivo.

A tale scopo è indetta la:

ASSEMBLEA ORDINARIA DELLA “SOCIETAS VENETA PER LA STORIA RELIGIOSA”

in prima convocazione venerdì 16 febbraio alle ore 12 presso la Biblioteca di S.Giustina; in seconda convocazione sabato 17 febbraio 2001 alle ore 15,30 presso la Biblioteca di S. Giustina

Padova, 2 febbraio 2001

Il Presidente
Antonio Rigon

 

ASSEMBLEA ORDINARIA - 17 febbraio 2001

L’o.d.g. è il seguente:
1. introduzione sullo statuto (A. Rigon)
2.
nomina del presidente dell’assemblea
3.
richiesta di ammissione a soci della “Societas veneta per la storia religiosa
4.
su proposta del consiglio provvisorio, deliberazione da parte dell’assemblea dei soci
5.
elezione del nuovo consiglio direttivo
6.
alle ore 16,15: G. Ingegneri, I Cappuccini a Padova – cinque secoli di presenza

     Il prof. Antonio Rigon saluta e introduce presentando il nuovo statuto e illustrando gli elementi di novità con cui si è inteso adeguare la Societas ad esigenze e prospettive più nuove e più ampie. Conclude mettendo in evidenza come, in questi anni, la Societas sia stata un luogo offerto soprattutto ai giovani per esporre i risultati delle proprie ricerche e per allenarsi a parlare in pubblico in un contesto di amicizia.

     Viene nominato presidente dell’assemblea il prof. Franco Dal Pino.

     I presenti richiedono l’ammissione alla nuova “Societas veneta per la storia religiosa”. La richiesta viene accolta.

     Viene eletto dall’assemblea il nuovo direttivo, composto da sette membri (in ordine di voti ricevuti): G. Romanato, F. Trolese, R. Frison Segafredo, F. Dal Pino, D. Gallo, S. Bortolami, P. Bettiolo.

      Il direttivo appena eletto si riunisce brevemente e comunica subito all’assemblea di aver scelto come nuovo presidente Gianpaolo Romanato, come vice-presidente Franco Dal Pino e, inoltre, di aver cooptato per le attività amministrative i soci L. Saggin e O. Tommasi.

     Il prof. F. Dal Pino presenta Gabriele Ingegneri, amico fedele della Societas, di cui ripercorre brevemente il curriculum: laureato in storia ecclesiastica presso la Pontificia Università Gregoriana, attualmente docente di storia della Chiesa, è stato archivista provinciale dei cappuccini veneti fino al 1996; è ora referente della Commissione per i beni culturali dei cappuccini in Italia nonché consigliere nazionale e tesoriere dell’Associazione bibliotecari ecclesiastici italiani dal 1992. È autore di numerose pubblicazioni soprattutto sulla storia dei cappuccini e di frequenti recensioni per Rivista di storia della Chiesa in Italia, Revue d’histoire ecclésiastique, Bollettino Abei, Le Venezie francescane.

     Ingegneri si dice onorato di intervenire proprio durante una seduta così significativa per la Societas e passa, quindi, a spiegare come I Cappuccini a Padova – cinque secoli di presenza abbia lo scopo di documentare la vita e il tipo di presenza di questa famiglia religiosa nella città.

     È noto a chi studia gli ordini religiosi, soprattutto mendicanti, come, in seguito alle soppressioni ottocentesche, la scarsa documentazione archivistica renda difficile ricostruire la vita dei conventi. Nemmeno gli archivi diocesani, d’altra parte, possono fornire un contributo documentario, poiché i frati fino alla fine del ‘700 hanno poca relazione con le diocesi.

     I cappuccini giungono a Padova nel 1537 e si insediano inizialmente a Roncone, frazione di Albignasego; dopo vari tentativi di trovare una sede in città, riescono ad installarsi nel 1554 a Santa Croce, nel luogo in cui le monache di Sant’Agata e Santa Cecilia hanno una grande casa con edifici annessi e un grande orto. La vita nel convento segue le cadenze consuete dell’ordine: preghiera, applicazione ai lavori, studio, impegno nel mondo per i predicatori e i questuanti, dal momento che i frati sono, secondo la Regola, privi di rendite fisse, perfino delle cassette per le elemosine. Il sostentamento dei frati, in numero costante di circa 60, è garantito dalla questua e dalle offerte spicciole o da quelle più consistenti dei benefattori, indotti alla generosità verso i frati dall’assicurazione di intercessione presso Dio attraverso la preghiera e la penitenza.

     La sede di Padova, per la presenza di una prestigiosa università e per le dimensioni della città, è ideale per una seria preparazione negli studi. Fin dai primi anni vengono istituiti i corsi per la preparazione dei predicatori; ai corsi di teologia dogmatica si aggiungono nel 1618 quelli di teologia morale, destinati soprattutto ai confessori. I frati si dedicano anche all’assistenza spirituale nell’ospedale e nelle carceri e sono in varie occasioni presenti nei momenti importanti della vita cittadina. Il convento di Padova, per la sua importanza strategica, ha sempre guide capaci, che molte volte diventano superiori provinciali.

     È studente qui il futuro superiore provinciale e poi generale dell’ordine Lorenzo da Brindisi (1559-1619) che, fondando i conventi di Monaco di Baviera, Graz, Vienna, Praga, contribuisce in maniera determinante alla ripresa del cattolicesimo nei territori degli Asburgo.

     A Padova è legato in maniera indissolubile anche Marco Cristofori d’Aviano (1631-1699), predicatore, missionario apostolico, taumaturgo, diplomatico, amico di Gregorio Barbarigo.

     Fra il 1700 e il 1800 il convento è segnato da varie vicissitudini, conseguenza delle vicende politiche. Non è toccato dalle soppressioni veneziane del 1769, ma è costretto ad accettare la revoca dell’istituto dell’esenzione e a sottoporsi quindi alle visite del vescovo della diocesi. Nel 1810, però, arriva la soppressione napoleonica per cui i monaci sono costretti a scegliere o l’incardinazione alla loro diocesi di origine o la secolarizzazione.

     È del 1824 il decreto imperiale per il ripristino del convento, per la cui riapertura si costituisce un comitato di sottoscrittori appartenenti alle varie fasce sociali, desiderosi di vedere “ripristinati i religiosi benemeriti padri cappuccini”. Il convento viene chiuso nuovamente nel 1867 a seguito dell’applicazione delle leggi Siccardi, per cui i frati trovano ospitalità nel vicino quartiere Bassanello, ma possono rientrare a Santa Croce nel giugno 1872.

     Tra la fine del sec. XIX e il sec. XX la figura del cappuccino, frate del popolo, individua altre forme di presenza a servizio degli umili, che tuttora continuano.

     Il volume è corredato da appendici documentarie che riportano anche interessanti citazioni di persone e di cose che hanno contribuito alla vita del convento in Padova.

Padova, 2 maggio 2001

Rosetta Frison SegafredoSegretaria
Gianpaolo Romanato
Presidente

RIUNIONE - 19 maggio 2001

     L’incontro intende essere una riflessione sul volume di Maria Paiano, Liturgia e società nel novecento, Roma 2000 e si configura come una tavola rotonda sul tema: Il movimento liturgico nel novecento – dibattiti e proposte di riforma. Oltre all’autrice intervengono P. Bettiolo, A. Calapaj Burlini, F. Trolese.

     Maria Paiano prende la parola per prima spiegando di non aver inteso fare una storia del movimento liturgico, ma di aver tentato una lettura dei riflessi sulla sua vita del fenomeno della secolarizzazione della società.

     Spiega di usare il termine “secolarizzazione”col significato di “distacco progressivo dal cattolicesimo e dall’autorità della Chiesa di settori sempre più ampi della società e della cultura”, comprendendo quindi, sia il fenomeno dell’allontanamento delle masse dalla Chiesa, sia quello della laicizzazione del potere politico e della affermazione di nuovi assetti. Paiano afferma di ritenere corretto questo metodo di approccio al movimento liturgico, poiché nella sua storia è sempre stato presente, in diverse forme e articolazioni, il rapporto con i fenomeni compresi nella categoria della secolarizzazione.

     L’arco cronologico preso in considerazione nella ricerca (dopo una focalizzazione del contesto ottocentesco nell’introduzione) è quello del Novecento, fino al Vaticano II. Il documento sulla liturgia Sacrosanctum concilium ivi promulgato recepisce in buona parte le tesi maturate dal movimento liturgico, chiudendo in tal modo la fase della storia di quest’ultimo segnata dalla preoccupazione di ottenere il riconoscimento romano ai suoi propositi di riforma. Il periodo successivo, egemonizzato dal problema dell’applicazione della riforma conciliare, si iscrive nel complesso contesto della ricezione del Vaticano II, che costituisce un’altra ampia e complessa unità cronologica con caratteristiche sue proprie e richiede un altro specifico lavoro di indagine e di scavo documentario.

     Bettiolo, Calapaj, Trolese contribuiscono con approfondimenti e interrogativi alla riflessione, cui segue un dibattito interessante che deve essere interrotto nel vivo per la brevità del tempo disponibile.

Padova, 10 ottobre 2001

Rosetta Frison SegafredoSegretaria
Gianpaolo Romanato
Presidente

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ASSEMBLEA ORDINARIA e RIUNIONE - 27 ottobre 2001

L’o.d.g. è il seguente:
1. assemblea ordinaria;
2.
presentazione di novità bibliografiche e di altre iniziative di interesse comune;
3.
F. Dal Pino: Storia di una Chiesa alternativa medioevale giunta fino a noi: i Poveri di Lione o Valdesi del secolo XII.

     L’assemblea ha il compito di votare sull’ammissione a soci della Societas Veneta per la storia religiosa di chi ha presentato la domanda dopo la precedente assemblea del 17 febbraio 2001 e riguarda 38 persone. Il risultato della votazione è il loro accoglimento all’unanimità.

     Il prof. P. Sambin tiene una breve commemorazione di mons. Pesce, socio onorario della Societas, scomparso il 16 ottobre 2001. Nato a Noale nel 1913, mons. Pesce è stato figura straordinaria di sacerdote e di studioso. Dopo la laurea in teologia prende anche la laurea in lingue a Ca’ Foscari e si specializza in storia della Chiesa: disciplina che insegna per oltre cinquant’anni nel seminario della sua diocesi di Treviso. Ricchissima è la sua produzione scientifica, in cui spiccano la monografia in due volumi Ludovico Barbo vescovo di Treviso (1437-1443), Padova 1969 (Italia Sacra, 9-10) e i volumi dedicati alle visite pastorali di due vescovi di Treviso nel primo ottocento, Giuseppe Grosser e Sebastiano Soldati. L’Ateneo di Treviso ha in corso di stampa un volume in suo onore curato dal prof. Paolo Pecorari, volume che ora diventerà “in memoria”.

     Il prof. Sambin aggiunge due notizie “personalia”. La prima è l’esito della votazione per l’ammissione a soci della Deputazione di storia patria per le Venezie, che ha visto Mariano Nardello nominato socio effettivo e Gianpaolo Romanato e Antonio Scottà soci corrispondenti: la soddisfazione per questo risultato da parte dei membri della Societas è pienamente giustificata. La seconda notizia è il conseguimento della laurea in Lettere (dopo quella in Lingue) da parte di Ornella Tommasi. La sua tesi (titolo: I Lion, ricerche prosopografiche su un gruppo familiare nel basso medioevo padovano, 1296-1405, relatore A. Rigon e correlatore D. Gallo) è frutto di ricerca tutta condotta su fonti d’archivio.

     Il prof. Romanato si associa alle congratulazioni e ringrazia Ornella anche per il prezioso lavoro di collaborazione alla conduzione amministrativa della Societas.

     Si passa alla nutrita rassegna di novità bibliografiche. F. Trolese presenta l’appena uscito Tre Venezie, “Monasticon Italiae”, 4, I sulla diocesi di Padova, frutto di una lunga fatica di Giannino Carraro. Il volume, che offre un excursus storico sul monachesimo nella diocesi di Padova, è corredato da preziose tavole e da un repertorio dei monasteri consistente in 94 schede ordinate per comune e contenenti le fonti manoscritte, le fonti edite e la bibliografia, con dati aggiornati fino all’ultima bozza. Altri volumi sono presentati da Gallo, Sambin, Pacini.

     Introdotto da G. Romanato, prende la parola il prof. F. Dal Pino, vice-presidente della Societas. Dal Pino spiega di aver cominciato a occuparsi dei Valdesi nel 1973, in occasione del corso di storia della Chiesa medioevale e dei movimenti ereticali tenuto presso l’Università della Calabria in quell’anno. Passa, poi, ad offrire un’ampia e ragionata rassegna bibliografica sull’argomento, comprendente sia le fonti sia lavori critici, di parte valdese e non. Il movimento di Valdesio di Lione inizia con la sua conversione tra il 1170 e il 1173 e può essere considerato l’unica delle “eresie” o Chiese ereticali medioevali che, aderendo nel 1532 alla riforma pre-calvinista e trasformandosi da movimento in Chiesa, giunge fino a noi. Nasce in ambito cattolico, con intenti di riforma e di rivendicazione laicale dell’azione del vangelo, non contro la Chiesa ma all’interno di essa.

     Valdesio non entra nella vita religiosa, né cerca il sacerdozio, ma agisce come laico cristiano dedicandosi alla predicazione della Parola e facendo molti discepoli, inviati a loro volta a predicare. La sua comunità, detta dei “poveri di Lione”, è costituita da asceti che vivono di elemosine e si dedicano esclusivamente alla preghiera e alla predicazione itinerante, incentrata sulla conversione e sul compimento delle opere buone. Alessandro III dimostra comprensione nei loro confronti quando, nel 1179, essi si recano a Roma, ma non esaudisce la loro richiesta di essere predicatori della Parola. I contrasti con l’autorità ecclesiastica sfociano nella scomunica formulata a Verona nel 1184 da papa Lucio III. Sotto il pontificato di Innocenzo III sembra dapprima possibile una ricomposizione, ma nel 1214 lo stesso papa dichiara i Valdesi eretici e scismatici; il concilio Lateranense IV nel 1215 ripete per i Valdesi la definizione di eretici. L’accusa più grave contro di essi è che, pur avendo iniziato il movimento all’interno della Chiesa, hanno poi finito per rifiutarla in blocco. Vengono condannati, inoltre, per la predicazione non autorizzata della Bibbia e per il rifiuto del ruolo intermediario del clero. Da quel momento sono diffusi o dispersi in Provenza-Linguadoca, in Aragona-Catalogna, in Lombardia (Piacenza-Milano), in Borgogna-Fiandre-Alsazia-Lorena.

Padova, 3 dicembre 2001

Rosetta Frison SegafredoSegretaria
Gianpaolo Romanato
Presidente

RIUNIONE - 17 novembre 2001

L’o.d.g. è il seguente:
1. comunicazioni sulle attività della Societas
2.
segnalazioni librarie
3.
F. Dal Pino: I Valdesi o “ultramontani”di Calabria e il loro genocidio nel 1560-62.

     Il dott. L. Saggin illustra la situazione dei corsi di paleografia, in corso di svolgimento. G. Romanato informa che uscirà a breve il supplemento annuale a Civis contenente gli atti del corso Cattolici, Chiesa e società nell’ottocento.

     Segnalano volumi Trolese, Dal Pino, Romanato, Gobbi.

     Il prof. F. Dal Pino riprende la parola riferendo che, per l’Italia, le notizie riguardanti presenze di “poveri di Lione” in Lombardia e Toscana arrivano solo agli ultimi anni del duecento, nel sec.XIV non ve ne è più traccia. In realtà, più che di una scomparsa, si deve parlare di un silenzioso trasferimento alle regioni italiane dell’estremo meridione, ritenute più al riparo dall’Inquisizione, specie nelle zone montagnose della Lucania, in Calabria, in Irpinia: luoghi dove la compresenza di etnie, idiomi, religioni diversi rendono più facili l’inserimento e la mimetizzazione.

     Sono, per lo più, piccoli agricoltori, artigiani, forse commercianti. Praticano la loro fede nel chiuso delle case, frequentando la chiesa per gli atti ufficiali e godendo di grande stima per la condotta di vita e l’operosità. Sono legati alle altre comunità attraverso visite periodiche di “barba”, che passano anche per Firenze, Roma, Napoli, Puglia, Venezia. La loro consistenza numerica è di circa 4-5.000 persone.

     La coabitazione pacifica con le popolazioni locali, con il favore dei signori del posto, durata circa due secoli e mezzo, dà luogo nel corso di pochi anni, a seguito del sinodo di Chanforan del 1532 che decide l’adesione alla Riforma, al costituirsi di una Chiesa visibile. Gian Luigi Pascale costituisce una comunità di “luterani” ma diventa, nel 1559, la prima vittima della denunzia di eresia e poi di sedizione. La repressione violenta è condotta congiuntamente dall’Inquisizione e dalla Curia romana (Pio IV e il card. Alessandrino, futuro Pio V) e dal viceregno spagnolo. I Valdesi pagano un grosso contributo di sangue e scompaiono come comunità confessanti, sopravvivendo, tramite gli “adjurati” concentrati a Guardia e cattolicizzati dai Gesuiti, solo come comunità etnico-linguistiche.

Padova, 3 dicembre 2001

Rosetta Frison SegafredoSegretaria
Gianpaolo Romanato
– Presidente

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RIUNIONE - 15 dicembre 2001

L’o.d.g. è il seguente:
1. comunicazioni sulle attività della Societas
2.
presentazione di novità bibliografiche
3.
Maria Pia Pedani, L’Islam: come si è sviluppato, come si è diviso.

     Il presidente, prof. G. Romanato, dopo aver dato il benvenuto a tutti i presenti, dà notizia dell’imminente uscita del volume contenente gli atti del corso Cattolici, Chiesa e società nell’Ottocento, organizzato dalla Societas nella primavera 2001.

     Presentano nuovi volumi: Romanato, Gallo (compresi i segnalati da P. Sambin), Trolese, Scottà, Dal Pino.

     Dopo una introduzione del presidente, che presenta brevemente le sue pubblicazioni, prende la parola Maria Pia Pedani, docente di Storia del vicino Oriente all’università di Venezia e da molti anni socia affezionata.

     Pedani fornisce dapprima ai presenti alcune tavole sintetiche sulla cronologia, la diffusione, le ramificazioni dell’Islam per facilitare la comprensione della sua esposizione. Passa, quindi, a spiegare come, subito dopo la morte di Maometto, avvenuta nel 632 d.C., si fosse presentato il problema della sua successione come capo politico di una comunità avviata a divenire un grande impero. Se i primi tre califfi ottennero il potere senza grandi opposizioni già il quarto, Alì, si trovò a combattere contro altri musulmani. Con la battaglia di Siffin del 657 si evidenziarono tre gruppi che sostenevano idee contrapposte su chi doveva guidare la comunità: i sostenitori della famiglia dei banu Umayya, antenati dei sunniti, gli sciiti che affermavano che il califfato spettava, per la sua parentela con il Profeta, ad Alì e ai suoi discendenti e i kharigiti che volevano come supremo reggitore il ‘miglior individuo’ della comunità, chiunque egli fosse.

     Da questo momento in poi l’Islam continuò a frammentarsi in correnti, branche ed eresie diverse. Tra gli sciiti la maggioranza rientra anche oggi tra i duodecimani, cioè coloro che sostengono l’esistenza di dodici imam, o guide della comunità, l’ultimo dei quali si è nascosto pronto a tornare alla fine dei tempi; ma vi sono, o sono stati, anche settimani, fatimiti, drusi, ismailiti…

     Dopo il califfato di Alì, da un punto di vista politico, i sostenitori dei banu Umayya riuscirono a prendere le redini del califfato; dopo di loro vi furono gli abbasidi che governarono tra il 750 e il 1258; nel frattempo il pensiero religioso continuò ad evolversi: nella prima metà del IX secolo, in un periodo di incontro con la filosofia greca, si diffusero le idee mu’tazilite, poi rigettate ma rivalutate nel XX secolo. Nello stesso tempo l’autorità dei califfi andò scemando nei confronti del potere militare; per questo il loro ruolo venne sempre più circoscritto alla sfera religiosa attribuendo a tale carica anche dei poteri che non erano stati loro riconosciuti nei primi tempi dell’Islam; inoltre anche gli omayyadi di Spagna e i fatimiti d’Egitto fecero proprio il titolo di califfo. L’islamizzazione del nord-Africa portò nuove forze alla causa musulmana ma anche un nuovo modo di vivere la religione islamica; grande diffusione cominciarono ad avere i sufi, i mistici, che cercano un incontro spirituale con Dio, al di là di ogni formalismo e con pratiche alle volte anche particolari; le confraternite sufi permeano ancora varie società musulmane anche se in alcuni paesi sono aspramente combattute; alcune riuscirono anche a creare stati e regni indipendenti. Nel 1798 Napoleone occupò l’Egitto: per la prima volta i musulmani si trovarono di fronte a un’incursione su vasta scala animata da un credo laico; fu questo l’inizio dell’influenza economica e politica europea. Il XIX secolo portò con sé nuovi indirizzi di pensiero nel mondo islamico; di fronte a una realtà di debolezza nei confronti dell’Europa, alcuni, i modernisti, cercarono di distinguere tra principi immutabili e leggi e consuetudini mutevoli, altri invece, i cosiddetti riformisti, si rifugiarono nell’ideale di una società realmente islamica come quella delle origini, predicando una religione basata sulla disciplina personale, la responsabilità morale e l’identificazione con la comunità di tutti i musulmani. All’interno di entrambi i gruppi si formarono poi varie correnti, dai neo-mu’taziliti tra i primi, ai Fratelli musulmani e alla salafiyya tra i secondi. Per quanto riguarda la diffusione dell’Islam in Italia, vi si trovano rappresentate varie correnti, da chi lo vive come esperienza intima e esclusivamente personale a chi è legato a qualche confraternita sufi; da chi segue la dottrina e l’ideologia wahhabita, come vissuta nell’Arabia saudita, agli sciiti o a chi è vicino all’esperienza dei Fratelli musulmani; da chi vuole un accordo con il governo italiano a chi è in conflitto con lo stato, sostenendo invece un Islam rivoluzionario.

Padova, 11 gennaio 2002

Rosetta Frison SegafredoSegretaria
Gianpaolo Romanato
Presidente

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Chi siamo

La Societas Veneta per la storia religiosa si propone di diffondere passione e interesse per gli studi inerenti la storia ecclesiastica, alla quale si richiamava la denominazione iniziale dell’Associazione. Inoltre vuole sensibilizzare ad uno studio della storia intesa come rigore critico, ricerca delle fonti e dei documenti, scrupolo interpretativo fondato su un corretto metodo filologico e non sul dilettantismo.

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